Anavasi significa “risalita” in greco.
Si può risalire una montagna, ma si può pure risalire dalle proprie profondità, affrontando le sfide che la vita impone.

Un concetto nuovo

Si tratta di un semplice colloquio. Non per fare terapia, non per essere seguiti da un coach. Ma per poter soddisfare quel bisogno così intimo, così umano, di confidarsi liberamente. Per poter rispecchiarsi nell’altro e trovare la propria strada. Per poter passare da un monologo che spesso gira a vuoto, a un dialogo costruttivo. Per sentirsi autonomo e padrone della propria vita, grazie al feedback del consulente in dinamiche umane.

Il colloquio privato

Un colloquio dura dai 60-90 minuti. Si parla di educazione, rapporti di coppia, crescita interiore, difficoltà relazionali, paure, aspettative, dubbi, ma anche di progetti, risorse e guide varie. E si parla soprattutto del grande potenziale che esiste in ciascuno di noi. Sarete voi a guidare il consulente nei meandri della vostra vita. Il bisogno di comunicare esiste fin dalla nascita ed è per questo che il colloquio è adatto a tutti, giovani e meno giovani, uomini e donne.

Incontri a tema

L’essere umano per tenere lo spirito agile ed essere preparato alle sfide della vita non neccessita soltanto di parlare per esprimersi liberamente, ma anche di trovare informazioni nuove e confrontarsi. Gli incontri a tema hanno il compito di portare nuovi elementi e di favorire le discussioni costruttive imparando a guardare il mondo da una prospettiva diversa che permetta di aprirsi a nuovi orizzonti, e fare associazioni utili a trovare degli sbocchi, laddove tutto sembrava bloccato.

Il progetto

"Non sono né gli uomini, né le passioni, ancora di meno le idee che dirigono il mondo. Ma le parole, soltanto le parole."

Bruno Tesserech

Grazie alle parole l’essere umano plasma i suoi schemi mentali, struttura il proprio pensiero, riesce a comunicare i propri pensieri intimi e dare un nome alle sue emozioni e ai suoi sentimenti. Talvolta è però proprio a causa delle parole che il mondo che ci siamo costruiti ci crolla addosso. Come una lama a doppio taglio le parole possono nutrire, salvare, ferire o uccidere qualcosa in noi. Sarà spesso tramite le parole e il dialogo che ci riveliamo al nostro interlocutore, ma in primis a noi stessi. All’inizio fu il verbo, occorre quindi partire da qui: parlare, farsi ascoltare, ascoltare l’altro per progredire. Siamo però ancora capaci di parlare e di ascoltare? Possiamo facilmente trovare degli interlocutori che ascoltano in modo partecipato e ci garantiscono la loro discrezione assoluta? Non siamo talvolta rinchiusi dentro a cerchie di amici che pensano come noi e non possono quindi portarci informazioni nuove? Non temiamo talvolta di esprimerci liberamente per non urtare la sensibilità di persone a noi care? Non abbiamo paura che le persone potrebbero allarmarsi inutilmente, a causa dei nostri propositi? Talvolta è invece il timore del ridicolo, la paura di essere rifiutati che ci impediscono di parlare. Talvolta sono gli altri che non hanno tanta voglia di ascoltare le stesse storie, le nostre incessanti lamentele e le esternazioni circa le nostre esitazioni. Talvolta, gli altri hanno anche loro delle preoccupazioni. Talvolta hanno poco tempo a disposizione o semplicemente non hanno le competenze necessarie. Talvolta rimaniamo semplicemente prigionieri delle nostre abitudini e con gli occhi fissati su uno schermo. Eppure il bisogno di parlare e di ricevere informazioni nuove è manifesto; basta osservare la gente. La solitudine, i numerosi non detti, le domande senza risposte, il nonsenso, nonché la confusione dei concetti, gravano sulla nostra vita e la appesantiscono. Un po’ come quei chili di troppo, i muscoli poco sviluppati oppure una postura scorretta. E questi squilibri si accumulano, finché un giorno non si scoppia e si bascula nel vuoto. Non sarebbe allora meglio intervenire prima, prendersi in carico la propria vita e diventarne protagonisti? Non sarebbe meglio saper ancora esplorare, analizzare e elevarsi per vivere pienamente la propria vita? E si può fare con l’aiuto di diversi strumenti e uno di questi strumenti è il consulente in dinamiche umane.

La mia filosofia di vita

“Non credere in niente, solo perché è stato molto diffuso e che tante persone ne parlano.
Non credere solo perché l’ha scritto una persona saggia.
Non credere alle congiunture.
Non credere alla verità a cui siete attaccati per abitudine.
Non credere semplicemente in funzione dell’autorità dei vostri insegnati e anziani.
Ma se, dopo averlo osservata e analizzato, scopri che è in accordo con la ragione, ed è favorevole al bene e beneficio di tutti, allora accettalo e vivi per esso.”

Buddha

“Un preside di un liceo americano aveva l’abitudine di inviare questa lettera ai suoi insegnanti, all’inizio di ogni anno scolastico:
Caro professore,
Sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti, bambini uccisi con veleno da medici ben formati, lattanti uccisi da infermiere provette, donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiori e università.
Diffido, quindi, dell’educazione.
La mia richiesta è la seguente: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani.
I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti.
La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani.”

Anniek Cojean Tratto da “Les mémoires de la Shoah” (“Le Monde”, 29 aprile 1995)

Chi Sono

Ilwana Klinke Pucci, consulente in dinamiche umane.
Sono originaria di Zurigo. All’età di 12 anni, mi sono trasferita nella regione del Lago di Ginevra dove ho, successivamente, intrapreso degli studi in lingue moderne e giurisprudenza. Dal 1998 al 2012, ho vissuto in Italia e interessandomi all’ambito della psicologia, ho seguito dei corsi per corrispondenza dell’Università Paris8.
Oltre alla mia attività professionale, mi sono iscritta nel 2007 come volontaria della Croce Rossa Italiana. Ho partecipato alle attività locali, ma pure a brevi missioni in altre regioni dell’Italia: all’Aquila dopo il terremoto del 2009 e in Sicilia, come mediatrice culturale nonché operatrice di Restoring Family Links (RFL). Nel 2014, ho lasciato l’organizzazione umanitaria, continuando però a collaborare benevolmente con il gruppo (RFL), come formatrice esterna.
Autodidatta, appassionata del mio lavoro, ispirata dalla mia esperienza, desidero mettere le mie competenze sul mercato con lo scopo di contribuire ad una società migliore e più soddisfacente per ciascuno di noi.

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