Il potere di una maglietta

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In tanti ci ricordiamo della canzone di Baglioni che cantava “Quella sua maglietta fina …” e noi tutti sappiamo quanto sia forte il potere di una maglietta sul nostro comportamento, ma può essa persino condizionare le nostre scelte in modo del tutto inconsapevole?
Un interessante studio di Mark Levine della Lancaster University (2005) sembrerebbe confermare questa ipotesi quando nei soggetti esiste una forte identità sociale.
L’esperimento di Levine si svolse con giovani studenti, tutti fan di calcio. Furono però selezionati, a loro insaputa, solo quelli che tifavano per la squadra del Manchester United. In un primo tempo veniva chiesto ad ogni studente di scrivere un breve saggio sulla propria squadra del cuore e di riempire un questionario a tal proposito. Era uno stratagemma per essere sicuri che lo studente s’identificasse con i membri del Manchester United. Poi lo studente veniva pregato di recarsi in un altro edificio attraversando da solo il parco dell’università. A quel punto lo studente incrociava un complice dei ricercatori, un uomo che faceva finta di scivolare lasciandosi cadere per terra urlando di dolore. A secondo della maglietta che indossava il complice, le reazioni degli studenti cambiavano. I ricercatori avevano messo in scena tre situazioni diverse. Una in cui il complice indossava una maglietta del Manchester United, una in cui indossava una maglietta della squadra avversaria (il Liverpool) e un’ultima in cui indossava una maglietta completamente neutra.
Il potere di una maglietta emerge dai risultati, ossia il 75%, degli studenti erano più inclini ad aiutare chi vestiva la maglietta del Manchester United. Quando il complice indossava invece una delle altre due magliette la percentuale si abbassava al 35%.
In un secondo tempo, i ricercatori decisero di ripetere l’esperimento cambiando alcuni dati. Stavolta veniva chiesto agli studenti di scrivere un saggio sul calcio e sul lato positivo della tifoseria in generale. Il risultato dimostrò che gli studenti continuavano a rimanere più restii ad aiutare la vittima con la maglietta neutra. Riguardo a chi vestiva invece una maglietta di uno dei due club, l’aiuto era stavolta dato nelle stesse proporzioni.
Come mai ci lasciamo così facilmente condizionare da un semplice simbolo, un disegno o un nome su una maglietta?
La risposta va probabilmente cercata più indietro nel tempo, quando l’essere umano viveva in un ambiente spesso ostile. Per la salvezza del gruppo era da una parte importante stare insieme ed aiutarsi a vicenda tra simili; dall’altra parte era meglio stare alla larga da nemici e sconosciuti. Si può ipotizzare che invece di agire in modo raziocinante, tanti studenti abbiano reagito in funzione di processi arcaici e inconsci. Quest’ultimi fanno guadagnare del tempo, ma non corrispondono sempre a decisioni razionali. Come ben sappiamo, il cervello un organo che consuma tanta energia e ciò lo spinge a cadere in automatismi per risparmiarla. Prendere delle decisioni affrettate, comporta però anche dei rischi dei quali bisogna essere coscienti. Difatti, oggigiorno ci troviamo raramente in situazioni di emergenza. Fare delle scelte fidandosi innanzitutto di un unico dato, aumenta le probabilità di prendere una decisione azzardata le cui conseguenze potrebbero dimostrarsi disastrose. Si apre altresì la porta a manipolatori e persone senza scrupoli che potrebbero influenzare, con tale stratagemma, il processo decisionale della massa.
Prendiamo l’esempio del politico in cerca di voti che potrebbe esibire una spilla del tipo “I love Milano”, indossare una giacca color kaki mentre parla ad un pubblico di cacciatori o pescatori, mettere un casco di protezione in mezzo agli operai edili oppure vestire un camice bianco mentre visita un ospedale. Piccole accortezze che vengono percepite e talvolta interpretate inconsciamente come: “è uno dei nostri e quindi è degno di fiducia”.
Lo stesso concetto vale ovviamente anche per chi si occupa per esempio di strategie di marketing e per chiunque vorrebbe tentare di manipolare l’altro.
Ricordiamoci quindi del proverbio “L’Abito non fa il Monaco” e rimaniamo vigili e allerti, facendo lavorare i nostri neuroni, come lo consigliano gli esperti in materia, affinché il potere di una maglietta non arrivi a condizionarci più del dovuto.

Fonte:
http://psp.sagepub.com/content/31/4/443.abstract
Identity and Emergency Intervention: How Social Group Membership and Inclusiveness of Group Boundaries Shape Helping Behavior, in Pers Soc Psychol Bull April 2005 31: 443-­‐453,

Pubblicato la prima volta su: http://www.studiozuliani.net/il-potere-di-una-maglietta/

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